Appunti Deepening Nov 2011 – No1

Alcuni appunti sui preziosi insegnamenti che stiamo ricevendo nel Deepening in India

Giorno 1, settimana 3: la nostra incapacità di affrontare la Paura.
La paura si può esprimere in 6 modi diversi: paura di fallire, del futuro, di essere rifiutato, della morte, di essere nessuno, del divino.
Ognuna di queste paure in essenza non è niente altro che pensiero + una particolare emozione.
Indipendente da quale sia il tipo di paura che noi sperimentiamo nella nostra vita quotidiana, Narasim Kumar (la guida del Gnyana Yoga) ci ha aiutato a comprendere molto chiaramente quale è il lavoro che dobbiamo fare nel Bhakti quando contempliamo sulla paura e su ogni condizione.
Il lavoro  che noi dobbiamo e possiamo fare consiste nell’identificare le diverse forme o modi in cui ognuno di noi scappa dalla paura. Il lavoro solo consiste in questo.
Abbiamo visto, e forse già sapete, che ci sono 2 grandi modi per scappare della paura: attraverso la attività fisica o attraverso la attività psicologica. L’attività fisica sarebbe , per esempio, quando ci riempiamo di cose da fare durante la giornata, usciamo al cinema, guardiamo la TV, andiamo a fare shopping, andiamo al bar a bere un aperitivo con gli amici, ci sediamo a leggere un libro, ecc tutto pur di non dover affrontare il fatto che c’è paura dentro di noi. Paura della situazione economica e politica del paese (futuro), paura di perdere un rapporto (futuro-essere rifiutato), paura di farci vedere come siamo davanti gli occhi degli altri (rifiuto), paura di come stanno andando gli affari ( fallimento), paura di perdere le immagini che abbiamo costruito attorno a noi e che ci danno sicurezza (di essere nessuno) e così via …
La attività psicologica invece è composta da tutto il set di idee, teorie, spiegazioni e concetti che ci diamo per giustificare la nostra paura o le nostre paure. Non sappiamo rimanere senza una spiegazione, dobbiamo inventarcene una per forza. 
Il problema non è la paura in sè perché lei, come qualsiasi altra emozione ha il suo posto entro il disegno che ha la natura umana. Infatti c’è una componente che ci sarà sempre presente, anche quando accadrà il risveglio permanente, la paura biologica. Questa  ha lo scopo di proteggere la specie. Senza questa paura biologica son sarebbe possibile la sopravvivenza. Immaginatevi che siete in un safari e scendete dalla Jeep a fare un paio di passi per prendere un paio di belle foto del paesaggio e repentinamente appare dietro un albero molto vicino un Ghepardo. 
Cosa credete che vi succeda anche se siete Risvegliati? Il corpo risponde senza pensare, si attiva l’istinto di sopravvivenza sotto la forma di paura biologica, entri nella massima allerta dei tuoi sensi e siccome non c’è interferenza mentale semplicemente agisci velocemente nel miglior modo possibile per proteggere la tua vita, ovvero scappi ! E lo farai molto meglio di una persona non risvegliata perché non c’è blocco da parte della mente.
Il problema è la paura psicologica, che non ha una base del tipo biologico. Infatti il vero problema è l’incapacità di affrontare la paura, neanche la paura in sè. La paura in sè non può crearti problema nè sofferenza. Lo scappare da questa emozione è il problema.
Il lavoro è sottile e non ovvio all’occhio di chi non ha contemplato profondamente sull’argomento. Così come scappare o sfuggire è la nostra risposta naturale dato il nostro stato di coscienza attuale. L’unica cosa che ci rimane pertanto, è identificare uno a uno i diversi modi che ognuno di noi usa per scappare. 
Ogni volta che si identifica un modo, ovvero che si diventa consapevoli di quella via di fuga, quella porta si chiude in automatico da sola. Ma questo accade solo se questo diventare consapevole è intenso, ovvero, non stiamo parlando di una semplice presa di coscienza intellettuale. Stiamo parlando di uno spostamento della coscienza.
Il bello è che man mano che tutte le vie di fuga si chiudono (da sole), prima o poi, il confrontare la paura accade; a questo punto si attiva la legge che dice: “ogni cosa quando vissuta o sperimentata completamente si trasforma in gioia.” Quando la paura è confrontata quello che rimane è solo gioia sotto la forma di un grandissimo senso di libertà. 
Se non accade questo  l’altra possibilità è entrare in uno stato di impotenza, perché ti rendi conto che non puoi fare niente per non scappare. Parli con il tuo divino interno, chiedi aiuto e prendi il diksha e le carica che non ti permette affrontare la paura svanisce. La prossima volta hai una grandissima possibilità che accada l’affrontare.
Pertanto questo è il primo approfondimento che possiamo fare quando contempliamo questo insegnamento.
Bhagavan attraverso questo processo non ci chiede di affrontare la paura, perchè quello è il dono o regalo del processo, e non possiamo farlo da soli. 
Quello che ci chiede invece è  di identificare e contemplare su ogni singolo modo o via che usiamo per scappare della paura. 
Il confrontarsi la paura solo può succedere quando c’è un grande livello di Grazia o energia divina che ti spinge. Non sei tu ad affrontare la paura, ma la paura ti mangia perché non hai più via di fuga. Questo è il fenomeno che accade senza il nostro sforzo. 
Per questo il Bhakti è solo una preparazione ed è fondamentale comprendere giustamente l’insegnamento. 
La domanda che dobbiamo farci è: quanto siamo consapevoli dei diversi modi in cui scappiamo dalla paura ogni giorno ?

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