Quanto sei disponibile ?

Quando abbiamo iniziato questo blog, ci siamo chiesti intensamente come chiamarlo. Il nome doveva avere un significato per noi, doveva rappresentare l’essenza del fenomeno del Diksha e la visione di Bhagavan (il fondatore della Oneness University).
La parola Processo è arrivata come quando il vento innalza delicatamente una foglia facendola volare. In effetti quando abbiamo preso contatto con la Oneness, ognuno di noi, consciamente o inconsciamente stava iniziando un processo interiore di trasformazione. 

Bhagavan chiama spesso questo processo “Processo del Risveglio” o “Processo della Oneness”.

Dopo aver ricevuto la parola Processo ancora sentivamo che mancava qualcosa. Ciò che mancava era il motore  che mette in movimento tutto: Il Diksha.
E così quasi senza sforzo avevamo trovato quello che cercavamo (Diksha process), che è proprio ciò che noi stessi sperimentiamo ogni giorno : “ Un processo quotidiano guidato e sostenuto dall’energia del Diksha.”
E così l’intento con cui nasce questo blog è di creare uno spazio in cui poter condividere in modo amichevole, autentico e personale.
Nei corsi in India ci siamo sentiti spesso dire “affidatevi al processo“, “dovete entrare nel processo“, “lasciatevi guidare dal processo“, Tu non devi fare nulla“… Ma come? Come non devo fare nulla? … ( chiedeva la nostra mente )
In questo percorso abbiamo bisogno semplicemente di renderci disponibili perché questa forza più intelligente ed evoluta possa entrare nella nostra vita. Questa è una forza/energia viva e nel nostro linguaggio la chiamiamo “Diksha “. 
Tantissime tradizioni hanno parlato di questa grande forza, di questa grande energia attribuendo a essa un diverso nome secondo il loro linguaggio, ma riferendosi alla stessa esperienza. Oggi i scienziati ci parlano di “il campo”, “campo quantico” o “ologramma quantistico” alcuni tra i tanti nomi. 
L’energia del Diksha non può intervenire molto nella nostra vita se noi non ci rendiamo disponibili. 
Continuiamo ad impegnarci ciecamente nelle nostre vite, facendo mille cose ogni giorno, semplicemente perché non sappiamo stare con noi stessi senza avere il bisogno di fare.
Perché c’è questa frenesia nel fare ? Non sarà che non vogliamo renderci conto di qualcosa dentro di noi? Non sarà che stiamo scappando dalla tigre? (Tigre è il termine che usano spesso nei corsi in india per indicare la sofferenza). Non sarà che abbiamo paura di vedere la verità di noi stessi?
In questo processo in cui costantemente scappiamo da paure, situazioni di disagio, momenti di insoddisfazione , relazioni conflittuali ci troviamo inevitabilmente ad attaccarci a idee, concetti, cose , persone, situazioni ed emozioni. Ci aggrappiamo come se loro fossero un giubbotto di salvataggio. Viviamo in funzione del “possedere” cose materiali, del “possedere” nuove relazioni, dell’avere un lavoro o una attività. Ogni week end cerchiamo di avere impegni nell’agenda e molte volte cerchiamo sicurezza a qualsiasi costo.
Un altro modo di impegnarci è attraverso l’attività psicologica: pensando tutto il tempo. Siamo convinti che i problemi, i conflitti e le sfide possano essere risolte pensando, giustificando, analizzando e spiegando costantemente quello che ci accade. Ma non sarà che “pensare troppo”  sia veramente il problema ?

“L’analisi porta alla paralisi “ ci insegna Bhagavan in uno dei suoi tanti insegnamenti. 


Non c’è niente di sbagliato o condannabile nell’impegnarci attraverso l’attività fisica (lavoro, relazioni, intrattenimento) o l’attività psicologica (pensare, giustificare, spiegare) perché quello è quello che c’è nella nostra vita. 
Il problema è non essere in grado di vedere che tutta questa attività nasce dallo scappare, dall’insoddisfazione   e dalla paura. Crediamo in un qualcosa che non c’è. Crediamo che siamo dove invece non siamo. Non vediamo l’ attaccamento a tutto che caratterizza le nostre vite. 
Nella frase di questa settimana Bhagavan ci fa contemplare: “Il Risvegliato è distaccato da tutte le cose, pertanto, è uno con tutte le cose. Il distacco quando “praticato” porta all’indifferenza che non è distacco.
Rendersi disponibile al processo  può succedere solo quando ci rendiamo conto del nostro attaccamento, della nostra mancanza e del profondo bisogno di provare qualcosa di vero in questa vita. Rendersi disponibile accade quando nasce in te la consapevolezza che hai fatto tutto quello che potevi fare. Rendersi disponibile al processo accade quando l’impossibilità di cambiare  attraverso lo sforzo personale ti colpisce come un fulmine.   
Solo a questo punto puoi renderti disponibile. Solo a questo punto nasce dentro di te un profondo intento che ti porterà nel cammino . Questo intento ti può far arrivare all’esperienza che hai bisogno di fare. E’ proprio questo intento che senza sforzo da parte tua comincia a svuotarti. E’ questo intento in sè che ti regala, quando meno te l’aspetti, il distacco che non si può praticare.
Per tanto, l’unica domande che ha senso farsi è: Quanto disponibile sono ? 
Annunci

Un pensiero su “Quanto sei disponibile ?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...