Risveglio e Conoscenza


Insegnamento della settimana


“Il Risvegliato fa uso della conoscenza.

Il non risvegliato viene usato dalla conoscenza”



Commento: E’ Ben saputo che la conoscenza è potere ma anche fonte di schiavitù. C’è un detto africano che dice “Quando il fiume è pieno è silenzioso.” Ovvero fare uso della conoscenza non è accumulare concetti ma fare uso di loro quando servono. Colui chi sa spesso è come il fiume pieno, non ha bisogno di dimostrare ne discutere ne convincere. E’ attivo ma invisibile.

Essere usato dalla conoscenza invece è una esperienza molto comune in cui si è preso dai concetti e idee, che fanno uso della persona e le sue relazioni per la propria sopravvivenza. Ciò che viene trasmesso o che è importante sono le idee/concetti e non la persona ne il rapporto in sé.

Non essere usato dalla conoscenza avviene quando non c’è identificazione con idee, concetti o condizionamenti che possano creare una definizione di te stesso o l’altro (nazionalità, lingua, fede, posizione sociale, professione, padre, madre, figlio, ecc). Questo è solo possibile quando non c’è più la sensazione di un “Io o identità personale (self)” che guida l’esperienza interiore.

La vera esperienza delle cose e della vita avviene quando non c’è più la sensazione di questo “Io”. Così esperimenta un bambino piccolo.
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Risveglio e sensi





Insegnamento della Settimana 
Il risvegliato è controllato dai sensi.
Il non risvegliato controlla i sensi.


I Sensi sono le porte della nostra percezione. Oggi la scienza conosce molto bene il funzionamento. I sensi communicano direttamente col cervello attraverso un segnale bio-elettrico o impulso nervoso. Il cervello processa e crea una percezione/esperienza. Questo è il mecanismo in natura, “lo stato originale o naturale“. Così sperimenta, ad esempio, un bambino la realtà.
In vece nell’esperienza non risvegliata, questo “stato naturale” viene coperto da un costante commento della realtà o di quello che succede, o di quello che c’è, che non è l’esperienza in sè, però che viene vissuta come se fosse la realtà in sè. Comentare, spiegare, descrivere, analizzare, confrontare, giudicare, giustificare e concludere non sono l’esperienza, ma uno strato concettuale.
Per tanto l’esperienza dei sensi, il vissuto sensoriale, viene coperto da questo “rumore o strato concettuale”. I sensi NON sono liberi di sperimentare. I sensi sono prigionieri… Prigionieri di questo commento incesante e costante. In questo senso è che il risvegliato controlla i sensi, è un processo involontario che avviene. 

L’esperienza dei sensi senza l’interferenza di questo commento viene chiamata anche “esperienza diretta della realtà”. La qualità fondamentale è che non c’è interpretazione. 
In questo senso è che Bhagavan ci dice in un messaggio odierno recente: Non c’è niente da capire e niente può essere capito.
L’esperienza in sè non può essere capita. 

Il vecchio Jim

Una storia di cuore, che ci racconta dell’importanza del legame con il proprio divino o Se superiore. Nella vita prima o poi si trovano dei momenti in cui camminare diventa duro o difficile. Manca un essere amato, manca la salute, ci si trova da solo… In questi momenti sentire la Presenza è cio che crea la differenza. Quando niente è sufficiente per darci pace, sollievo o forza, allora, questa storia diventa acqua di vita da bere e condividere…
Un prete passando per la sua chiesa nel bel mezzo del giorno, decise di passare e fermarsi all’altare per vedere chi veniva a pregare. Proprio in quel momento la porta posteriore si aprì ed entrò un uomo che venne lungo il corridoio. Il prete si accigliò notando che era da un po’ che l’uomo non si faceva la barba, la sua camicia era logora  ed il suo soprabito liso e consumato.  L’uomo s’inginocchiò, chinò il capo e poi si alzò e se ne andò. Nei giorni successivi, ogni giorno a mezzogiorno questo tipo veniva, s’inginocchiava per un momento, con una ciotola per il pranzo nel grembo. Bè, i sospetti del prete aumentarono, con la paura di un furto e decise di fermare l’uomo e chiedergli: “Ma che fai qui?”
Il vecchio gli disse che lavorava giù in fondo alla strada. Il suo intervallo di pranzo era di mezz’ora. E quello era il suo momento da dedicare alla preghiera in modo da ritrovare forza ed energia. “Vedi, io resto solo qualche momento perché la fabbrica dove lavoro è abbastanza lontana. Quando mi inginocchio qui e parlo col Signore, questo è il tipo di cosa che gli dico: “Io sono tornato solo per dirti, o Signore, quanto sono felice da quando abbiamo scoperto la nostra amicizia. Non ne so molto di come si prega, ma ti penso tutti giorni.  Quindi, Dio, questo è Jim che è venuto a farsi vedere.”
Il prete si è sentito sciocco e ha detto a Jim che andava bene, era benvenuto e  poteva venire quando voleva a pregare. Era ora di andare, Jim sorrise, disse “Grazie” e si avviò veloce verso la porta. Il prete si inginocchiò all’altare, non lo aveva mai fatto prima. Il suo cuore freddo si sciolse, scaldato dall’amore e si incontrò con Dio, lì. Mentre le lacrime gli scorrevano lungo il viso, in cuor suo ripetè le parole della preghiera del vecchio Jim: “Io sono tornato solo per dirti, o Signore, quanto sono felice da quando abbiamo scoperto la nostra amicizia. Non ne so molto di come si prega, ma ti penso tutti giorni.  Quindi, Dio, sono Io che sono qui a farmi vedere.”
Un giorno, passato mezzogiorno, il prete notò che il vecchio Jim non era venuto. E dopo qualche giorno che Jim non veniva, si incominciò a preoccupare. In fabbrica, quando lui andò a chiedere, gli dissero che Jim era malato. Il personale dell’ospedale (dove era ricoverato) era preoccupato, ma lui li aveva entusiasmati tutti. In quella settimana in cui era stato lì, aveva creato dei cambiamenti nella corsia dell’ospedale: il suo sorriso, e una gioia contagiosa avevano cambiato le persone. La caposala non riusciva a capire perché Jim fosse così contento, non aveva ricevuto né fiori, né una telefonata nè un biglietto e nemmeno nessuna visita.
Il prete si mise vicino al suo letto e gli espresse la preoccupazione della caposala: nessun amico era venuto a trovarlo, non aveva nessuno a cui rivolgersi. Sembrando sorpreso il vecchio Jim gli disse con un sorriso accattivante: “la caposala si sbaglia, lei non sa che tutti i giorni a mezzogiorno, Lui è qui, un mio caro amico, vedi, si siede qui, mi prende la mano, si china su di me e mi dice: 
“Sono tornato solo per dirti, Jim , quanto sono felice da quando abbiamo scoperto questa amicizia. Mi piace sempre sentirti pregare, ti penso ogni giorno, e quindi Jim, questo è Dio che è venuto a farsi vedere.”

Sutra della Liberazione

La Visione che ispira tutto il lavoro della Oneness è liberare l’uomo. Renderlo libero. Tuttavia stiamo parlando di una libertà totale, ovvero, senza condizioni. 
Baghavan descrive questo viaggio nel Verso o Sutra chiamato il “Sutra della Liberazione”, quello che si ascolta  sempre alla fine di ogni Oneness Meditation.
Il suo significato è profondo e sintetizza in modo completo il viaggio del  Risveglio.  
Moksho Nama Jeevasya Vimuktihi Yethasmaat 
Indreeyanaam Vimuktihi Yethasmaat
Ahamkarat Vimuktihi Yethasmaat
Manaso Vimuktihi Yethasmaat
Gnyanasya Bandhat Vimuktihi Yethasmaat
Samskrte Bandhat Vimuktihi Yethasmaat
Samajasya Bandhat Vimuktihi Yethasmaat 
Karmano Bandhat Vimuktihi 
Iti Satyam Satyameva Satyam 
Iti Satyam Satyameva Satyam 
Iti Satyam Satyameva Satyam 

Liberazione dal Lavoro 
Liberazione dal Lavoro vuol dire, liberazione della tirannia che esercita il lavoro quando nasce da uno stato di “essere insoddisfatto, non pieno o non vuoto”.  Ad un primo livello, Liberazione dal lavoro presuppone amare quello che si fa, lo fai semplicemente perché è quello che ami. Lavori ma sei libero “dal peso del dovere” associato al lavorare … Non c’è più dovere, c’è autentico piacere in quello che fai. 
Ad un secondo livello ancora più profondo, bisogna distinguere fra attività e azione. Attività è tutto ciò che facciamo come modo per riempire il vuoto o il dolore prodotto del senso di separazione. In generale stiamo parlando di tutto ciò che è fatto come un modo per raggiungere un fine. Lavori, cucini, pulisci, lavi, preghi perché hai un bisogno psicologico dietro, che cerchi di soddisfare. 
L’attività è uno dei 2 modi per scappare dal proprio dolore … O si scappa da esso attraverso attività psicologica (spiegazioni, giustificazioni, teorie, analisi, ecc) o si scappa attraverso attività fisica, ovvero, attraverso impegni. 
L’azione invece avviene quando non c’è un proposito o una ricerca di un raggiungimento oltre l’azione in se. Ovvero, c’è solo un fine fisico e funzionale ma non c’è un fine psicologico. Così come la respirazione, non si respira per raggiungere nulla. Solo si respira e basta. A questo livello, quello che fai diventa  fine a se stesso. Come fanno i bambini piccoli. Le loro azioni non hanno uno scopo. Semplicemente sono, sono una manifestazione dell’Essere. 
L’esperienza fine a se stessa nasce da uno stato interiore di libertà che non è il risultato di determinate condizioni, azioni o sforzo. L’autentica azione accade sempre senza sforzo psicologico. 
Liberazione dalla Società 
In senso ultimo siamo presi dal concetto di libertà in se stesso. E’ una percezione comune e generalizzata che la libertà si raggiunge attraverso l’azione. Un’azione  che va contro un sistema o contro un set di norme prestabilite,  che chiamiamo società e che ti opprimono.  La libertà non è un qualcosa che si raggiunge attraverso un’azione esteriore, ma uno stato interiore dove le tue riposte non sorgono più dalla paura, ne dalle cariche ne dai programmi personali. Non c’è un reagire  contro nessuna struttura, legge o valore che  la società difende o fa suo. La libertà non è una rivolta contro qualcosa. E’ uno stato senza opposto.

Le norme non ti soffocano più, piuttosto fai uso delle norme per muoverti ed esprimerti nel mondo.
Liberazione dalla società significa muoversi sapendo che le forme sono un gioco. Il modo di vestirsi è un gioco, usare capelli lunghi o corti è un gioco, essere italiano o tedesco è un altro gioco. Essere del Milan o della Juve è un gioco. La classe sociale è un gioco. Niente di queste cose possono definirti. Ovvero, non c’è una identità personale che definisce se stessa in base a parametri sociali di nessun tipo. C’è solo la dinamica o gioco “di ruolo”, ovvero, a seconda del momento e circostanze c’è un ruolo da giocare e mettere in motto. Ma tu non sei il ruolo, non c’è nessuna identificazione con il ruolo. 
Liberazione dal Condizionamento 
La propria vita, si svolge e si manifesta, determinata dai 3 livelli di programmazione : primaria, secondaria e terziaria. La primaria è quella che va dal momento del concepimento fino alle prime  6 ore dopo il parto. La secondaria da li fino ai 6 anni. La terziaria dai 6 anni fino ai 12. Le esperienze di vita e le percezioni sviluppate in questo periodo determinano il destino di una persona, la salute, le scelte, il rapporto di coppia, l’avere o no dei figli, il tipo di lavoro, il soldi, ecc. 
In questo periodo si sono create le impronte della vita adulta. Qui si attivano le  cariche emotive e i programmi di vita. Liberazione dal condizionamento è il processo di sciogliere le ferite attraverso l’arte della sofferenza e l’annullamento dell’influenza dei programmi attraverso l’integrità interiore che porta alla libertà di vivere quello che c’è. 
Il condizionamento c’è ma non può più fare uso della tua esperienza, meglio, dell’esperienza. Ovvero se sei italiano, morirai italiano, ma questo non fa uso della qualità della tua esperienza. Il tuo passato c’è ma è morto e non modella più il tuo presente. Le memorie non hanno una carica per te. Sei libero per fare esperienza del presente momento dopo momento. Questo essere libero dal condizionamento non è non avere più condizionamenti ne uno sforzo per annullare i propri condizionamenti. 

Il fenomeno della liberazione del condizionamento ha la sua base nel essere in contatto con quello che c’è, senza nessun filtro o forma di interpretazione di quello che c’è. 
Liberazione dalla Conoscenza  
Idee come il capitalismo, eguaglianza, nazionalità, religione, governo, libero arbitrio,  destino, inferno, bene, male, Dio ecc si sono sviluppati nella storia dell’uomo da millenni. Queste idee  hanno vita propria e fanno uso dell’uomo per la loro sopravvivenza. Entrano in te come un pensiero, e colorano ogni esperienza. Nei loro confronti sei un prigioniero, che non sa di esserlo.
Quando si parla di liberazione della conoscenza, si parla di liberazione del peso dei concetti e delle idee che fanno uso di te (tuo sperimentare) e che ti dividono internamente o ti dividono rispetto ad un altro con idee diverse ; e non di una liberazione delle idee e concetti in se stessi. Quando la conoscenza non si traduce in una esperienza personale diventa un fardello, un vero ostacolo all’esperienza in se, ti divide. 
La conoscenza che è uno ostacolo per lo sperimentare,  è un peso che non ti permette di vivere. Una verità che non è la tua verità, ovvero che non è stata verificata e sperimentata personalmente è spazzatura mentale. Quindi deve essere lasciata andare.

Liberazione della conoscenza è il processo di continuo disimparare le proprie conclusioni, i propri giudizi e le proprie idee. 
Tutti i fanatismi e i dogmi religiosi, di partito, di squadra, di genere (donne vs uomini), filosofici, medici, ecc sono una manifestazione di una mente dominata e ossessionata dai concetti. Concetti che non vengono usati ma che fanno uso dell’esperienza vissuta. 
Da non dimenticare, che anche la scienza sta scoprendo negli ultimi anni, che la vita viene prima dell’intelletto.  Detto in altro modo, il fenomeno della vita come un tutto, l’atto di vivere o sperimentare precede la spiegazione dell’origine delle cose, o del senso dell’esistenza. L’atto di vivere precede l’atto del pensare. L’esperienza precede la conoscenza, perché è un fenomeno biologico e neuronale. 
L’esperienza in se è la base stessa dell’esplorazione scientifica e filosofica della coscienza. Per tanto la spiegazione (conoscenza) è sempre posteriore/secondaria (viene dopo) rispetto l’esperienza in se. 
Liberazione dalla Mente 
E’ il cessare del movimento di voler cambiare o fermare la mente. E’ un essere libero con la mente come strumento che viene usato quando c’è ne bisogno. Se non ce ne bisogno, non interferisce nell’esperienza attraverso l’interpretazione. Non c’è sforzo in usare questa mente o non usare la mente. Il processo è automatico. Ci si può dare attenzione in modo intenzionata al flusso di pensieri, ma questo non vuol dire dirigere i pensieri. 
I pensieri ci sono, ma non ti vivono ne possono fare uso di te, perchè non c’è più identificazione con loro. L’idea popolare ,che la liberazione della mente è una sorta di stato senza pensieri, è un’idea che assomiglia di più a uno stato vegetale che alla vera liberazione dalla mente. 
La mente e i suoi contenuti esistono e servono, ma non sono tuoi, non ti riguardano personalmente.  Sono indipendenti da te e servono nel mondo pratico, senza interferire nello sperimentare quello che c’è.  Sei un testimone del loro flusso senza nessun tipo di identificazione, rifiuto, attrazione, negazione o interpretazione. 
Il processo di dare un nome alle esperienze o alle cose avviene solo se ha uno scopo pratico, ma non psicologico. Il contenuto non è più importante, rimane solo il processo di quello che c’è come movimento costante, nuovo e imprevedibile. 
Liberazione dall’IO  (Se Stesso)
L’io è quella sensazione di esistere in modo separato dal mondo e dagli altri. E’ la radice della sofferenza umana, la divisione primaria/originaria. 
Liberazione dell’Io è la scoperta che è solo un concetto, ovvero non è reale. Non è mai stato reale! Infatti se lo cerchi vedi che non puoi trovarlo, perché “non è li”. 
Non c’è identità alcuna o persona dentro ma solo diverse personalità che emergono e scompaiono a seconda di tantissimi e infiniti fattori. Numerarli non è possibile. Perché l’IO non è reale, Bhagavan spesso dice il cuore della mente è la paura. L’IO sa di non esistere, di essere una bugia, pertanto vive nella costante paura di essere scoperto come una buffa illusione … 
L’IO è il programma base che tiene “appiccicato o incollato” tutto il resto. Senza l’IO la mente scompare perché neanche lei come struttura o contenitore esiste. Quello che esiste sono i pensieri o flussi di pensieri. Togli i pensieri, dov’ è la mente ? 
In definitiva, liberazione dall’IO è il cessare della sensazione di continuità come  identità separata dall’Universo, dagli altri, dalle circostanze, dalla vita. 
Liberazione dei sensi
Quando i pensieri non possono interferire più con l’esperienza in se è perché c’è stato un rallentamento nella coordinazione sensoriale, il senso di continuità o IO svanisce. 
Questo è in ultima istanza un fenomeno biologico e non psicologico. Perché questo accada deve avvenire una mutazione nel cervello. Si devono attivare certe parti del cervello e se devono disattivare delle altre. Se la coordinazione fra i sensi è rallentata, l’ esperienza diventa semplicemente l’input che il sistema nervoso trasmette quando i recettori sensoriali inviano dei segnali al cervello. La natura di questa trasmissione è un’esperienza di “pura energia” che nel linguaggio parlato denominiamo “gioia”, però senza una ragione psicologica dietro. Senza una spiegazione causa effetto. Ovvero, non dipende da … Detto in altre parola dipende da tutto l’intero l’Universo.
Ancora più radicalmente, come dice Bhagavan, ogni senso sperimenta le cose indipendentemente dagli altri. Se assapori c’è solo quello. Non c’è il vedere allo stesso tempo, non è possibile. Così come due persone non possono essere una sopra l’altra nello stesso posto. 
Quello che rimane è il vedere, l’ascoltare, l’odorare, l’assaporare, il toccare, senza un soggetto,una persona o un’identità che esegua questo ascoltare, odorare, toccare e vedere. Non c’è più l’oggetto esterno, ne il soggetto interno, c’è solo il processo di sperimentazione. Ovvero l’oggetto esterno, il soggetto interno e il processo sono UNO e la stessa cosa. 
Quello che rimane è la vita dei sensi oltre la dimensione mentale. 
La liberazione dei sensi è Liberazione della Vita, quello che rimane è solo la Vita … 
Liberazione della vita è Risveglio.
Scritto: Daniel Bravo
  

Ci vuole un Fiore


Le cose di ogni giorno raccontano segreti, per chi li sa guardare ed ascoltare …

I bambini nei loro mondo senza limiti e spensierato lo sano molto bene.

Una canzone che parla di come “tutto è collegato”, niente è indipendente, quello che il Buddha chiamava la “dipendenza emergente” di tutte le cose e noi chiamiamo stato di Oneness o Unità interiore.

Vi presento la canzone di Eleonora di 18 mesi ….


un abbraccio,

Daniel

per fare un tavolo ci vuole il legno, 
per fare il legno  ci vuole l’albero, 
per fare un albero ci vuole il seme, 
per fare il seme, ci vuole il frutto, 
per fare il frutto ci vuole il fiore, 
ci vuole un fiore, ci vuole un fiore (1)

per fare un tavolo ci vuole un Fiore !

bis (1)

per fare un tavolo ci vuole un Fiore !

per fare un fiore, ci vuole un ramo
per fare il ramo ci vuole il albero
per fare l’albero ci vuole il bosco
per fare il bosco ci vuole il monte
per fare il monte ci vuo la terra
per far la terra ci vuole un fiore (2)

per fare tutto ci vuole un Fiore

bis (2)

bis (1)

ci vuole un fiore, ci vuole uni fiore

per fare tutto ci vuole un fiore ….
La via del Risveglio

Risveglio è lo Stato Naturale del Corpo

Condivido la traduzione di alcuni colloqui di U.G. Krishnamurti. E’ un raro caso di Risveglio dove “l’Io” è completamente  scomparso. Il suo corpo ha attraversato un intenso e strano processo di profondo cambiamento fisico. Lui chiama ciò che gli è successo “calamità” e lo definisce come un tornare allo “Stato Naturale” del corpo.

Molte persone nei corsi deepening India ed anche nei processi e corsi locali  stanno entrando, grazie al potere del Diksha, in stati simili e di questo tipo. 

Per sapere di più su di lui potete visitare il seguente link dove c’è la sua biografia: http://www.riflessioni.it/enciclopedia/u-g-krishnamurti.htm

Condivido la sua esperienza perché è un caso di Risveglio “profondo e irreversibile” che coincide con le descrizioni che Bhagavan fa di questo stato, quando parla del Risveglio come un fenomeno biologico. Come sapete la visione del Diksha è avviare e spingere lo stato di coscienza di  70 mila persone in questa direzione, creando un impatto e trasformazione a livello della coscienza umana. 

La trasformazione dell’individuo è la trasformazione del collettivo.

Buona lettura!

daniel




Questo stato è una condizione fisica del tuo essere. Non è un qualche tipo di mutazione psicologica. Non è uno stato d’animo in cui si può cadere un giorno, ed esserne fuori il giorno seguente. Non puoi immaginare in che misura, così come sei adesso, il pensiero pervade e interferisce con il funzionamento di ogni cellula del tuo corpo. Entrare nel tuo stato naturale farà saltare ogni cellula, ogni ghiandola, ogni nervo. Si tratta di un cambiamento chimico. Un’alchimia di qualche tipo ha luogo. Ma questo stato non ha nulla a che fare con le esperienze di droghe chimiche come l’LSD. Quelle sono esperienze, questo non lo è.  

******  

Questo stato è uno stato di non sapere, davvero non si sa cosa si sta guardando. Io guardo l’orologio sul muro per mezz’ora – ancora non leggo il tempo. Non so se si tratta di un orologio. Tutto quello che c’è dentro è meraviglia: «Che cosa è questo che sto guardando?” Non è che la domanda si ponga effettivamente come quella in parole. Tutto il mio essere è come un unico, grande punto interrogativo. È uno stato di meraviglia, stupore, perché io proprio non so che cosa sto guardando. La conoscenza su di esso – tutto quello che ho imparato – si svolge in sottofondo a meno che non ci sia una richiesta. Si è nello stato “disinseriti”. Se mi chiedi l’ora, ti dirò sono un quarto dopo le tre o quello che sia – viene rapidamente come una freccia – poi sono tornato allo stato di non sapere, di meraviglia.  

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Non si può mai capire la grande pace che è sempre presente dentro di te, che è il tuo stato naturale. Il tuo tentativo di creare uno stato d’animo pacifico, infatti, crea turbamento dentro di te. Si può solo parlare di pace, di creare uno stato d’animo e dire a te stesso che sei molto sereno – ma non è pace, è violenza. Quindi non vi è di alcuna utilità nel praticare la pace, non c’è nessuna ragione per praticare il silenzio. Il Silenzio Reale è esplosivo: non è lo stato d’animo morto che i ricercatori spirituali pensano. ‘Oh, io sono in pace con me stesso! C’è silenzio, un silenzio tremendo! “Ho esperienza di silenzio ‘- che non significa niente. Questo è nella sua natura vulcanico:… Ribollire tutto il tempo – l’energia, la vita – che è la sua qualità. Ti puoi chiedere come lo so. Io non lo so. La vita è consapevole di se stessa, se possiamo metterla in questo modo. – è cosciente di se stessa.  

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La personalità non cambia quando si entra in questo stato. Dopo tutto, sei un computer, che reagisce come è stato programmato. E ‘infatti il tuo attuale sforzo di cambiare te stesso che ti sta portando via da te e ti impedisce di operare in modo naturale. La personalità rimarrà la stessa. Non aspettarti che un uomo per liberarsi da rabbia o idiosincrasie. Non aspettatevi un qualche tipo di umiltà spirituale. Un tale uomo può essere la persona più arrogante che abbiate mai incontrato, perché lui sta toccando la vita in un luogo unico che nessun uomo prima ha toccato.

E’ per questa ragione che ogni uomo che arriva a questo stato si esprime in modo unico, in termini rilevanti per il suo tempo. E’ anche per questa ragione che, se due o più persone vivono in questo stato al tempo stesso, non potranno mai stare insieme. Essi non balleranno per le strade tenendosi per mano dicendo: ‘Siamo uomini auto-realizzati! Noi ci apparteniamo’ 





Risveglio non è uno stato alterato di coscienza

Molte volte si pensa che il Risveglio sia arrivare ad uno stato alterato di coscienza ovvero diventare un altro diverso da quello che sei. In realtà, ciò che percepiamo ogni giorno attraverso la lente distorta dell’IO è lo stato veramente alterato di coscienza.

Risveglio è solo percepire in modo diretto le cose senza la distorsione dell’IO. Così come un bambino piccolo percepisce la realtà: non c’è interpretazione. 
Il risveglio è diverso dagli stati o esperienze di Risveglio, che corrispondono a momenti “picco o culmine” in cui l’energia kundallini sale velocemente verso i chackra superiori, generando per un periodo di tempo (ore, giorni incluso mesi) una percezione particolare della realtà. Anche se molti di questi stati sono belli ed attraenti, di solito spariscono come le nuvole nel cielo, e molte volte lasciano solo l’ansia di ritornare lì, ad un momento che è sfuggito come acqua tra le mani.  
Il Risveglio invece è diverso perché è lo stato naturale del corpo. 
Non è che si raggiunga chissà cosa, una meta o uno stato, semplicemente inizi a vedere le cose come sono. Pertanto il Risveglio non consiste nell’arrivare da nessuna parte, ma semplicemente tornare a se stessi. 
Il vero stato alterato di coscienza è lo stato “egocentrico”. Ti fa vedere quello che non c’è, vedere nemici che non ci sono, sentirti separato quando non lo sei, vivere in funzione del futuro o di quello che potrebbe accadere domani invece dell’adesso che accade davanti a te, non ti permette di essere presente nelle azioni quotidiane come bere un bicchiere di acqua perché stai “pensando ad altro”, ti fa proiettare costantemente al secondo successivo, ti fa trascinare costantemente il passato anche se non vuoi, ti fa anticipare tutto il tempo dicendoti “questo già lo so, questa persona già la conosco, ecc..”; riassumendo ti fa perdere la freschezza e la gioia di sperimentare spontaneamente e senza sforzo ogni cosa come per la prima volta. La vita è sfuggita  ed è rimasta solo un’esistenza meccanica e piatta. 
Gli stati alterati di coscienza non sono il Risveglio, perché questo è uno stato di coscienza non alterato. La coscienza non ha bisogno di nessuna alterazione per percepire che tutto è UNO. Infatti hai bisogno di uno stato alterato per percepire l’opposto, ovvero che non c’è unità, che le cose non sono collegate tra di loro, che gli eventi sono coincidenze o che le persone che attraversano la tua vita non sono tuo specchio. 
Tornare allo stato naturale del corpo è un accadimento senza nessuno sforzo, senza controllo, senza che ci sia nessuno a prendersi il merito della fine di una vita di resistenze… Per quello Bhagavan ci ha insegnato dal primo giorno: “Questo viaggio inizia dove tu sei e finisce dove tu sei” .
Pubblicato da Daniel

La Bicicleta di Dio

In una calda sera d’estate, un giovane si recò da un vecchio saggio: “Maestro, come posso essere sicuro che tutto ciò che faccio è quello che Dio mi chiede di fare?”.
Il vecchio saggio sorrise compiaciuto e disse: “Una notte mi addormentai con il cuore turbato; anche io cercavo, inutilmente, una risposta a queste domande.
Poi feci un sogno: Sognai una bicicletta a due posti: un tandem. E notai che Dio stava dietro e mi aiutava a pedalare.
Ma poi avvenne che Dio mi suggerì di scambiarci i posti.
Acconsentii e da quel momento la mia vita non fù più la stessa. Dio la rendeva più felice ed emozionante.
Che cosa era successo da quando ci scambiammo i posti?
Capii che quando guidavo io, conoscevo la strada. Era piuttosto noiosa e prevedibile. Era sempre la distanza più breve trà due punti.
Ma quando cominciò a guidare Lui, conosceva bellissime scorciatoie, sù per le montagne, attraverso luoghi rocciosi a gran velocità a rotta di collo.
Tutto quello che riuscivo a fare, era tenermi in sella!
Anche se sembrava una pazzia, Lui continuava a dire: “Pedala, pedala!”.
Ogni tanto mi preoccupavo, diventavo ansioso e chiedevo: “Signore, ma dove mi stai portando?”.
Egli si limitava a sorridere e non rispondeva. Tuttavia, non sò come, cominciai a fidarmi.
Presto dimenticai la mia vita noiosa ed entrai nell’avventura e quando dicevo: “Signore, ho paura…”, Lui si sporgeva indietro, mi toccava la mano e subito un’immensa serenità si sostituiva alla paura.
Mi portò da gente con doni di cui avevo bisogno; doni di guarigione, accettazione e gioia.
Mi diedero i loro doni da portare con me lungo il viaggio.
Il nostro viaggio, vale a dire, di Dio e mio. E ripartimmo.
Mi disse: “Dai via i regali, sono bagagli in più, troppo peso”. Così li regalai a persone che incontrammo, e trovai che nel regalare ero io a ricevere e il nostro fardello era comunque leggero.
Dapprima non mi fidavo di Lui, al comando della mia vita. Pensavo che l’avrebbe condotta al disastro. Ma Lui conosceva i segreti della bicicletta, sapeva come farla inclinare per affrontare gli angoli stretti, saltare per superare luoghi pieni di rocce, volare per abbreviare passaggi paurosi.
E io stò imparando a star zitto e pedalare nei luoghi più strani e comincio a godermi il panorama e la brezza fresca sul volto con il delizioso compagno di viaggio, la mia potenza superiore.
E quando sono certo di non farcela più ad andare avanti, Lui si limita a sorridere e dice: “Non ti preoccupare, guido io, tu pedala”.

Relazione con l’Antaryamin




Una pratica per crescere nella relazione con l’Antaryamin …
Ogni religione e ogni cultura sempre ci hanno insegnato che all’interno di ogni cuore umano risiede la presenza del divino. Nella tradizione indiana questa presenza divina che risiede nel cuore di ogni uomo viene chiamata l’Antaryamin “colui che risiede e dimora dentro di te”. 

Il tuo Antaryamin quando risvegliato diventa il tuo amico e la tua guida.

Da sempre uno degli intenti del fenomeno della Oneness è stato quello di aiutare l’essere umano ad entrare in contatto con il proprio Antaryamin e a creare una relazione vera, concreta e personale con esso. 

Baghavan il fondatore della Oneness University in tantissimi dei suoi Darsham ripete :” devi trovare il tuo divino e cominciare ad avere una relazione personale con esso, ossia devi iniziare a comunicare cosi come comunichi con tutte le altre persone presenti nella tua vita e allora comincierai a vedere i Miracoli nella tua vita “.

La cosa più importante non è con quale divino decidiamo di relazionarci ( Cristo, Buddha, Krishna , Maria ecc ecc ) ma la cosa importante è che iniziamo a relazionarci.
Relazionarci significa parlargli, confidargli, chiedere consiglio, chiedere aiuto e mano a mano che facciamo questo inizieremo a vedere risposte, risposte e risposte. 

Ma perchè queste risposte arrivino il primo passo deve essere fatto : “ Inizia a comunicare ! “.

Molte volte ci lamentiamo di non avere risposte senza nemmeno chiederle , molte volte ci lamentiamo di non essere aiutati quando nemmeno chiediamo aiuto !

A questo punto la sfida è : come rendo questa relazione con Antaryamin veramente forte ? come rendiamo questa relazione con antaryamin veramente forte e capace di trasformare la nostra vita?
Le persone che nel mondo hanno “realizzato Dio “ raccontano che la loro vita non è più la stessa e che sentono che “l’intero mondo è una famiglia “e sono in uno stato di “ Esistenza, Coscienza , Beatitudine “


Per percorrere i nostri passi in questa strada in aiuto ci arriva una risposta di Baghavan che ci da qualche “compitino per casa” .

Baghavan dice : “ Prima di tutto coltivate l’abitudine di annotarvi tutte le vostre intuizioni/comprensioni, tutti i miracoli, le esperienze mistiche, ecc… in un libretto apposito, che chiamerete “Le mie esperienze personali”. In questo libro fate due colonne: nella prima colonna mettete le richieste per cui pregate e i bisogni che avete; nella seconda colonna riportate se c’è stata una risposta, o no.

·    Se la risposta c’è stata, scrivete quando.
·    Se non c’è stata, lasciate in bianco e lavorate sui vostri condizionamentii e sulle vostre esperienze ( annotando informazioni sul vostro concepimento, quello che è successo nell’utero materno,il vostro parto, le esperienze dell’infanzia, eventi/incidenti , decisioni che appartengono agli stadi successivi della vita ).

Se lavorate in questo modo e annotate tutte le vostre esperienze, passo dopo passo, diventate veramente intimi, dentro di voi, con il vostro divino e nel giro di 4 mesi, svilupperete un fortissimo legame con il vostro Antaryamin “

Iniziamo tutti assieme questa pratica e osserviamo giorno dopo giorno dove ci porta ?!
Lara